Che si tratti di un fatto o di una percezione, l’idea di vivere in un’epoca in cui non c’è tempo per fare nulla sta avvolgendo ciascuno di noi. Le aziende sono consapevoli di questo sentimento diffuso ed i modelli di business che fanno risparmiare minuti e sforzi in attività quotidiane, come cucinare, sono un fiore all’occhiello. Stiamo parlando della forte crescita del food delivery italiano.

Se in passato solo alcuni marchi specifici offrivano consegne a domicilio (pizzerie, ristoranti orientali, ecc.), non è raro ormai trovare ristoranti che offrono un servizio a domicilio. Per questo motivo, il panorama in questo settore è diventato più complesso ed ora troviamo:

  • ristoranti che forniscono ancora gli ordini di consegna ai “pony express”
  • aziende che fungono da intermediari e che si occupano esclusivamente di fornire un trasporto al prodotto
  • alcune aziende che svolgono l’attività come se il cibo fosse un dato che viene trasmesso attraverso una rete.

C’è un grande dubbio su quale sia il miglior modello, se trionferà chi utilizza una logistica di trasporti propria o se è meglio affidare la consegna a terzi. Grandi catene come Telepizza e Burger King hanno il loro proprio servizio di consegna mentre invece altri giganti come McDonald’s si affidano a piattaforme come Glovo per conquistare altri nuovi clienti.

Delivery food: una rivoluzione epocale

Quando si tratta l’argomento food delivery italiano non stiamo parlando solamente della consegna di ordini che vengono fatti attraverso un’app, bensì si tratta di conquistare un nuovo pubblico che sta accantonando la cucina e che non appartiene esclusivamente ad una fascia giovane. Questo è il motivo per cui le analisi sono così promettenti.

Basti parlare di UberEats, servizio proposto dalla famosa compagnia di carpool Uber, già presente in 50 città in tutto il mondo. Nella maggior parte dei paesi in cui è presente, ad esempio, negli Stati Uniti, ha già raggiunto un accordo per la distribuzione degli ordini di McDonalds. D’altra parte, in Italia, McDonalds ha preso accordi con la sopracitata Glovo.

Nei prossimi due anni cominceremo ad osservare un’alta digitalizzazione dei ristoranti, che favorirà la crescita della consegna di cibo a domicilio. Possiamo considerare che la tecnologia potrebbe portare i ristoratori a non costruire più grandi sale per accogliere i commensali, bensì ad investire nella logistica e garantire un servizio di qualità direttamente a casa dei clienti. Avremo ad un solo clic il più grande ristorante del mondo ed il tutto personalizzato ed in costante aggiornamento sulla tipologia di ordini.

Consegna a domicilio: un fenomeno per tutte le età

Probabilmente, ci sono diversi cambiamenti che guidano la rivoluzione della consegna di cibo:

  • il comfort
  • il boom dello smartphone
  • le abitudini acquisite con la crisi, è spesso più economico ordinare a casa che mangiare fuori
  • Una maggiore disponibilità e varietà di offerte, incentrate anche su cibi sani o cucina d’avanguardia.

Il delivery food non risponde solo alle esigenze dei giovani ragazzi o di chi ama il fast-food. Se prendiamo i dati da Just Eat, i suoi ordini indicano che il 32% delle persone che usufruiscono del servizio hanno un’età compresa tra i 25-34 anni e il 26% tra i 35-44 anni. La maggior parte di questi sono ordini effettuati da coppie (62%) e da gruppi di amici (45%).

La strada verso la tavola dei consumatori però è anche piena di spine. La più grande problematica è spesso la scarsa soddisfazione del cliente. Il tempo è fondamentale e la velocità di consegna decide il successo o il fallimento: per il 60% degli utenti infatti è il fattore chiave. A volte i piatti arrivano freddi, molti consumatori dicono che il prodotto non ha lo stesso sapore di quello che si consuma nel ristorante. Barriere di questo tipo non impediscono però ai grandi marchi di vincere la loro corsa, rendendo il food delivery italiano un fenomeno in crescita.

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